Fine supporto Windows 10: cosa cambia per PC aziendali e privati - ADG Service Roma

Fine supporto Windows 10: cosa cambia per PC aziendali e privati a Roma

Il 14 ottobre 2025 Microsoft ha chiuso il supporto ufficiale di Windows 10: niente più aggiornamenti di sicurezza gratuiti per la maggior parte degli utenti. Per chi non è ancora passato a Windows 11, Microsoft ha attivato un programma di aggiornamenti estesi (ESU) che permette di guadagnare un anno in più, ma con condizioni diverse per privati e aziende.

Per i privati l’adesione a ESU è gratuita solo a certe condizioni (account Microsoft, sincronizzazione con il cloud o un piccolo pagamento una tantum). Per le aziende invece è un abbonamento a pagamento che cresce ogni anno: circa 53€ il primo anno, 106€ il secondo, 212€ il terzo per dispositivo, IVA esclusa (conversione indicativa dal listino Microsoft, espresso in dollari: 61$, 122$, 244$). Un costo che, moltiplicato per decine di postazioni, pesa parecchio sul budget IT.

Il problema più serio riguarda però i PC che non possono proprio passare a Windows 11: mancano dei requisiti hardware minimi (chip TPM 2.0, processore supportato) richiesti da Microsoft. Secondo le stime circolate quest’anno, sono ancora centinaia di milioni i dispositivi nel mondo in questa condizione, e molti si trovano negli uffici delle piccole e medie imprese italiane.

Cosa conviene fare, in pratica? Prima di tutto va fatta una verifica: un PC datato con SSD lento o RAM insufficiente a volte è più conveniente da aggiornare che da sostituire, mentre altri hanno davvero raggiunto fine vita. Da ADG Service seguiamo entrambi i percorsi: diagnosi e riparazione PC e notebook per capire se l’hardware regge l’aggiornamento, e per le aziende con più postazioni una valutazione della rete durante l’intervento di configurazione server e reti LAN, così da mettere in sicurezza tutto il parco macchine in un’unica visita, non postazione per postazione.

Rimanere su Windows 10 senza aggiornamenti di sicurezza, per un’azienda, significa esporre l’intera rete a rischi crescenti proprio mentre gli attacchi informatici verso le PMI italiane sono ai massimi storici. Meglio pianificare la transizione ora che subirla più avanti in emergenza.